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Per
“anziano” la ricerca medica configura la persona che abbia superato i 65 anni. Rappresenta
ormai una conquista facilmente
raggiungibile; in generale chi compone questa classe sociale non mostra problemi molto differenti dal normale adulto. L’organizzazione sanitaria provvede ad esercitare
verso queste persone un’azione prevalentemente di prevenzione ed educazione: la raccomandazione di seguire correttamente stili di vita salubri,
un’alimentazione equilibrata, la ricerca di stimoli
culturali per riempire il vuoto lasciato dall’abbandono del lavoro. Esiste l’“anziano
malato” che non ha di solito difficoltà a recuperare uno stato
di salute che gli restituisca la propria autonomia
funzionale. L’area
più delicata e più difficile da affrontare con adeguate competenze mediche riguarda il
terzo tipo di anziano, e cioè l’“anziano fragile”
o non autosufficiente, che all’insorgere
della malattia o l’aggravarsi di quella cronica di cui è
affetto, subisce cambiamenti che intaccano stabilmente la sua potenzialità di autonomia. Con
il termine di fragilità si intende una complessità di bisogni che trovano origine sia da aspetti strettamente medici sia da processi
di invecchiamento (in particolare malattie
della mente, cardiovascolari, muscoloscheletriche). cognitivo e la demenza sono condizioni
che intaccano prevalentemente la fascia dei “grandi anziani”; spesso hanno un lungo periodo di latenza e, quando
esplodono, lasciano l’anziano in uno stato |
di completo isolamento fisico e psichico. Nei
suoi confronti la medicina e l’organizzazione sanitaria devono mettere in pratica una strategia che ha come obiettivo principale non solo la cura e la
riabilitazione, ma anche la capacità di cancellare il rischio di isolamento ed emarginazione sociale. La
geriatria italiana è una branca della medicina tra le più avanzate al mondo; da cinquant’anni di riferimento in Europa e ha saputo dare a questa specializzazione medica un’impronta di moderna ricerca, che è stata capace di comprendere le fragilità del mondo
anziano. Ha
saputo recuperare la centralità del paziente (nel suo insieme di soma, affettività, stato
cognitivo, condizioni di vita), senza farsi
travolgere dal tecnicismo della medicina moderna
e ha sviluppato una forte ricerca sulle malattie dell’anziano,
la loro origine, la ricaduta in termini di autonomia. Un
problema complesso, che si è presentato in tutti i paesi dove l’incremento degli
anziani è stato sensibile, riguarda il costo delle
cure. O più in generale il “costo dell’anziano” nell’organizzazione di una società moderna. È
opinione corrente che una parte rilevante della spesa sanitaria sia dedicata
all’assistenza dell’anziano e che i costi della sanità
aumentino in modo proporzionale all’invecchiamento
della popolazione.
Nell’immaginario collettivo il vecchio ha la colpa di essere una parte in causa della
congiuntura economica. |